Perché la cannabis fa venire la “fame chimica”?
È uno degli effetti collaterali maggiormente conosciuti, ma anche più utilizzati in medicina, se si considerano le migliaia di persone che ne traggono evidenti benefici per i disturbi alimentari. Infatti, la cannabis non solo migliora l’appetito, ma riduce anche la nausea, favorendo così l’alimentazione. Stiamo parlando della cosiddetta “fame chimica” provocata dall’assunzione di THC, spiegata ironicamente in numerose pellicole cinematografiche, ovvero quella voglia di mangiare in maniera consistente e quasi incontrollata che si percepisce quando si assume cannabis. Questo effetto è genericamente associato al THC, mentre il CBD, secondo alcuni studi, sembra avere un effetto opposto.
Le evidenze scientifiche
Un importante studio pubblicato su Scientific Reports nel 2023 ha dimostrato che la fame chimica non è solo una sensazione soggettiva, ma ha una base neurologica precisa. I ricercatori hanno esposto ratti e topi al vapore di cannabis e hanno osservato che, dopo l’esposizione, gli animali tendevano a mangiare più spesso e mostravano una maggiore ricerca di cibo. Analizzando il cervello, hanno scoperto che questa risposta è collegata a una zona specifica dell’ipotalamo, dove si trovano i neuroni AgRP, noti per essere tra i principali stimolatori dell’appetito.
La cannabis infatti, attraverso il THC, attiva i recettori cannabinoidi CB1 presenti su questi neuroni. Quando i recettori vengono stimolati, l’attività dei neuroni AgRP aumenta e questo porta a una maggiore spinta a mangiare.
Il CBD, invece, non si lega direttamente ai recettori CB1 e per questo non stimola la fame come il THC, il che spiega perché gli effetti dei due cannabinoidi sull’appetito possono essere opposti.
Un esempio concreto dell’uso medico della cannabis comprende i pazienti oncologici in chemioterapia, persone affette da HIV o altri disturbi alimentari in cui viene utilizzata proprio per stimolare l’appetito e migliorare l’alimentazione.
Confrontando il risultato con altri studi recenti, il quadro risulta coerente: le revisioni più aggiornate degli ultimi anni confermano che il THC tende ad aumentare l’appetito e la voglia di cibi gratificanti e continuano ad approfondire il funzionamento di questi meccanismi ancora poco conosciuti, rispetto alle grandi potenzialità che possiede.
THC e fame chimica: perché succede?
Il meccanismo alla base della fame chimica, come abbiamo visto, è legato principalmente all’azione del THC sui recettori CB1 che aumenta l’attività dei neuroni AgRP. Questo rende il cibo più gratificante, incrementando il piacere e la motivazione a mangiare. A questo si aggiunge il ruolo dei circuiti cerebrali del piacere e della dopamina, che amplificano la percezione del piacere legato al cibo, rendendo il cibo più “appetibile” sotto THC. Allo stesso tempo, la cannabis altera la percezione di odori e sapori, che diventano più intensi e piacevoli, aumentando così la voglia di consumare cibi gustosi. In particolare, sotto l’effetto del THC le persone tendono a scegliere cibi più dolci o calorici, perché il piacere legato al gusto è amplificato. Inoltre, il THC riduce temporaneamente il senso di sazietà, rendendo più facile continuare a mangiare anche quando si è sazi.

Nonostante la cannabis sia considerata uno stimolatore dell’appetito utile per numerosi disturbi alimentari, in altri contesti viene studiata anche per i suoi effetti sul metabolismo e sul peso corporeo, cioè esattamente l’opposto della carenza di appetito.
