Categorie Antiproibizionismo

Cannabis light: tra giurisprudenza e maxi-inchieste

Negli ultimi giorni due notizie hanno riportato la cannabis light al centro del dibattito in Italia. Da una parte il tribunale di Trento che, l’8 settembre, ha pubblicato un’ordinanza che sottolinea come i derivati della cannabis, se privi di efficacia drogante, sono da considerarsi legittimi. Dall’altra a Torino si è chiusa una maxi-inchiesta, iniziata nel 2023 che aveva portato al sequestro di quasi 2 tonnellate di cannabis coinvolgendo 49 attività, con l’archiviazione totale.

Due episodi diversi ma che mettono in evidenza la necessità di chiarire la normativa per scongiurare il paradosso che in questi anni abbiamo imparato a conoscere: un settore che in giurisprudenza viene riconosciuto come lecito ma nella pratica subisce processi, sequestri e gravissimi danni economici.

Sentenze che confermano la legalità dei prodotti privi di effetto drogante, ma sequestri e ostilità politica continuano a frenare lo sviluppo della filiera che resta sospesa tra legalità e incertezza

cassazione

Il caso del Tribunale di Trento

La prima notizia, più recente, è quella del Tribunale di Trento l’8 settembre ha pubblicato un’ordinanza che chiarisce – a riconferma delle numerose altre ordinanze emesse in passato – un punto cruciale: i prodotti derivanti dalla cannabis light sono da considerarsi legali, a patto che siano privi di efficacia drogante. Un’ordinanza che non introduce una novità giuridica ma che conferma e rafforza la linea già tracciata dalle Sezioni Unite nel 2019 confermando che la cannabis light è lecita se priva di efficacia psicotropa.

L’ordinanza in particolare:

  • afferma che l’articolo 18 del recente Decreto sicurezza (DL 48/2025) ha una natura prettamente “ricognitiva”. Ovvero non introduce nuovi reati ma si inserisce nel quadro interpretativo esistente;
  • conferma che se la cannabis non produce effetti psicotropi, non sussiste rilevanza penale. Rafforzando il criterio dell’“efficacia drogante” confermato dalla Cassazione nel 2019;
  • eventuali procedimenti amministrativi o sequestri devono tener conto di questo principio.

Canapa Sativa Italia, l’associazione che insieme a Imprenditori Canapa Italia ha promosso e sostenuto il ricorso, cercando di chiarire l’ordinanza scrive: «Il giudice cautelare prende atto che, alla luce del principio di offensività, recentemente ben declinato dalla Relazione della Corte di Cassazione penale (rel. 33/2025), l’azione penale non può colpire prodotti privi di idoneità drogante; considera che gli operatori coltivano legalmente e possono proseguire l’attività. Il riferimento difensivo alla soglia (0,6) rientra nella giurisprudenza che valorizza l’assenza di offesa concreta e l’affidamento degli operatori nel solco della L. 242/2016».

Quindi eventuali sequestri devono tener conto di questo principio di offensività come spiegano ulteriormente, sempre su canapasativaitalia.org, gli avvocati Bulleri & Libutti che hanno seguito il ricorso: «Il Giudice dimostra di aver ben colto i termini della questione ritenendo, da un lato, non prive di fondamento i motivi di contrasto con la normativa eurounitaria e, dall’altro, non persuasive le argomentazioni dello Stato. Ciò fa ben sperare in vista della pronuncia di merito. In ogni caso la pronuncia offre importanti spunti di carattere sistematico che si pongono nella corretta prospettiva interpretativa della materia».

Una sentenza importante che sostiene la filiera della canapa e fornisce una maggiore chiarezza normativa, confermando che il criterio dell’efficacia drogante è il vero discriminante per valutare la legittimità dei prodotti. Tutelando finalmente, anche in modo parziale, gli operatori del settore che possono difendersi meglio in caso di controversie legali.

Una piccola vittoria in attesa della sentenza del TAR sulla legittimità del DL Sicurezza 2025.

Maxi-inchiesta di Torino: l’ennesima archiviazione

A Torino invece la storia è la stessa che si ripete ormai da anni: dopo oltre 2 anni di indagini, con uno spiegamento di forze dell’ordine, tribunali, avvocati e soldi da far girare la testa conclusasi con l’archiviazione totale.

Stiamo parlando della maxi-operazione di Torino e Nord Italia (Cuneo, Torino, Lecce, Cesena-Forlì, Milano, Rimini e Monza Brianza) che ha portato al sequestro di circa 2 tonnellate di merce, dal valore di oltre 18 milioni di euro, e oltre 49 negozi e società agricole sottoposti alle perquisizioni delle forze dell’ordine. Anni in cui gli imprenditori coinvolti hanno dovuto affrontare ingenti spese legali, oltre al sequestro della merce che oggi risulta deteriorata e destinata al macero con ulteriori perdite come sostiene anche l’avvocato Carlo Alberto Zaina in un‘intervista su ilfattoquotidiano.it in cui mette in evidenza come questi procedimenti giuridici in realtà non tengano conto del disastroso impatto sugli imprenditori che vengono continuamente osteggiati e danneggiati.

«L’ennesima indagine a vuoto chiusa senza clamori mediatici e senza sedicenti martiri, anche se questi indagati certamente hanno sofferto (e non poco). I provvedimenti amministrativi o penali, come i sequestri di prodotti a base di CBD, sono in calo negli ultimi mesi. Del resto già il massimario della Cassazione ha recentemente criticato la fondatezza e la costituzionalità dell’articolo 18, che prevede il divieto di vendita e lavorazione del fiore della canapa».

Le accuse mosse agli indagati erano variegate e numerose tra cui: produzione e traffico di stupefacenti, frode e vendita di “speciali medicinali” senza autorizzazioni, contraffazione, somministrazione di medicinali pericolosi.

«L’articolo 18 è, in realtà, un deterrente di mera apparenza per scoraggiare gli imprenditori, ma è stato applicato in modo concreto, sinora, eccezionalmente e sporadicamente. Pertanto non ha affatto mutato il quadro giuridico preesistente, né ha determinato, per ora, ricadute significativamente negative, sul piano penale, per commercianti o coltivatori», prosegue l’Avv. Zaina.

Anche il segretario di Più Europa Riccardo Magi rincara e commenta come riportato dal Corriere dalla Sera. «È stato un totale buco nell’acqua prodotto dalla cultura proibizionista che fa solo danni, ma che questo governo ha deciso di irrigidire attraverso il ddl sicurezza. Chi risarcirà gli imprenditori, gli agricoltori, i titolari dei punti vendita? Tutto questo per proibire una sostanza che non ha alcun effetto stupefacente ma che ha la colpa di essere un estratto della canapa. Dalla caccia alle streghe a una caccia alle piante che produce immani danni alle persone coinvolte, perseguitate dalle procure e da questo governo proibizionista. Dal ministro Nordio che ogni giorno attacca la magistratura ci saremmo aspettati anche una parola su questa vergognosa vicenda che ha lasciato sul lastrico centinaia di persone».

L’ennesimo spreco di risorse pubbliche e private evidenzia come la normativa attuale continui a generare incertezze per gli operatori del settore. Nonostante siano noti i numerosi benefici della canapa, le restrizioni e gli inutili sequestri, spesso dovuti a decisioni politiche restrittive e ostili, limitano ancora il pieno sviluppo della filiera.

Solo con una regolamentazione più chiara il settore potrà decollare e competere nel panorama europeo in rapida evoluzione, dove la canapa sta assumendo un ruolo sempre più strategico.

A cura di
Enrica Cappello
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