Il maxi sequestro: controllo o spedizione punitiva?

Durante il weekend si è diffusa la notizia di un maxi sequestro legato al mondo della Cannabis Light partito da Taranto ma che poi ha coinvolto diverse regioni italiane. Facciamo una chiara premessa: Mister Canapa si schiera dalla parte della legalità e del rispetto della legge, con la missione di far crescere e far comprendere al meglio questo settore.

Per quanto sia più che lecito e dovuto da parte delle forze dell’ordine verificare il rispetto della legge da parte dei rivenditori di prodotti di Cannabis Light, leggendo gli ultimi particolari di questa vicenda si può notare come un normale controllo stia virando verso una vera e propria spedizione punitiva dei confronti dei negozianti.
L’operazione “Affari in Fumo” è partita a seguito della richiesta di alcuni genitori di fare chiarezza circa la presenza di prodotti di Cannabis Light all’interno di distributori automatici “H24” in zone adiacenti ad istituti scolastici. Le analisi della Guardia di Finanza rivelerebbero la vendita di prodotti con un valore di THC superiore a quello consentito dalla legge n. 242 del 2016. Questo ha fatto scatenare una serie di provvedimenti verso i rivenditori che avevano acquistato o venduto i prodotti del fornitore pugliese in questione. In totale 48 attività sono state coinvolte nel provvedimento di perquisizione e sequestro: 39 in provincia di Taranto e altre 9 in Lombardia, Lazio, Campania e Calabria.

La rivista di settore BeLeaf riporta le parole di due commercianti colpiti dal provvedimento:
“Simona, una dei fondatori di WeedShop, negozio conosciutissimo a Roma. Ha 24 anni e con il soldi messi da parte facendo la cameriera nel giro di poco è riuscita a mettere su un esercizio che funziona e che dà lavoro a 4 dipendenti. Pochi giorni fa, però, ha visto i suoi sogni andare in frantumi. Più di altri, a lei è stato riservato un trattamento molto aggressivo: oltre al sequestro della merce in vendita (circa 6 kg di cannabis light) sono stati sequestrati anche tutti i prodotti di oggettistica, olii e accessori come accendini o cartine. Ma anche materiale per l’allestimento delle fiere a cui periodicamente partecipa e riviste di settore (anche Beleaf è stata portata via). Ma purtroppo non è il solo danno: l’attività è stata chiusa, così come il negozio e il magazzino. Un danno incalcolabile e che fa rabbia. Perché nulla in quel negozio è illegale. “Io ho acquistato sempre merce che che ha tutti i cartellini in regola, non ho mai acquistato cannabis in Svizzera e tutta quella che viene dall’estero è certificata e rispetta i limiti di legge” ci dice Simona. Eppure le viene contestato la “produzione e il traffico illecito si sostanze stupefacenti o psicotrope” così come recita l’articolo 73 della legge Iervolino e il “concorso in reato” secondo l’articolo 110 del Codice penale.

Sbigottito anche Alberto, uno dei tre soci di Call the Dealer, altro player molto conosciuto nel mercato. “E’ un attacco politico – ci spiega – noi ci siamo sempre mossi nella piena legalità, fatturiamo tutto quello che vendiamo, paghiamo fino all’ultimo centesimo di tasse. E invece di colpire chi spaccia, colpiscono noi. E’ incredibile. Per fortuna, a differenza di altri, noi avevamo il magazzino praticamente vuoto, quindi il danno che abbiamo subito è minimo. Ma ora occorre fare chiarezza, perché così non sappiamo neppure se possiamo riprendere la nostra attività, che dà lavoro a un sacco di persone, a cominciare dai coltivatori. Stiamo parlando di tre famiglie, a cui vanno aggiunte 22-23 persone che lavorano nella filiera. La nostra unica colpa, evidentemente, è quella di non aver mai fatto nulla di illegale“.”

Sempre la rivista BeLeaf è riuscita a contattare l’avvocato Nicola Capozzoli, consulente legale di Call the Dealer e dell’Aical (Associazione Italiana Cannabis Light) che afferma: “questa vicenda vada al di là della legge 242 del 2016, dato che viene contestata una violazione dell’articolo 73 del D.P.R. in tema di stupefacenti risalente al 1990. I provvedimenti sono suscettibili di essere impugnati. Ci sono decenni di giurisprudenza e la questione si risolve nella corretta applicazione della legge sugli stupefacenti.

Un simile punto di vista è quello di un altro grande player del settore: CBWeed.

Speriamo venga fatta chiarezza sia a livello giuridico sia a livello politico per permettere a tutti i negozianti onesti di continuare nella loro attività volta a far crescere nel modo più corretto possibile questo meraviglioso settore!